Leadership sostenibile, rispondere ai bisogni del presente per gestire il futuro

Massimo Berlingozzi – pubblicato su “Sviluppo e Organizzazione” (ESTE) maggio 2021

Interrogarsi sul concetto di leadership sostenibile significa avere il coraggio di mettere in discussione l’idea stessa di leadership, almeno come finora l’abbiamo intesa. Difficile, infatti, sfuggire all’immagine del leader come figura forte, carismatica, di “colui che guida”, implicita per altro nella radice etimologica della parola stessa. Così come convincono poco le ormai logore distinzioni tra capo e leader, perché nella differenza tra chi comanda e basta e chi dimostra le capacità di saper guidare, permane comunque quello scalino – “one up one down” – capace, nella sua staticità, di generare tensioni e conflitti. Attingere all’idea di una leadership sostenibile significa dunque riformulare quell’apparente contraddizione, attribuendo un significato diverso all’inevitabile asimmetria di relazione, da intendersi sempre come una qualità necessaria e temporanea del processo d’influenza e mai come una rendita di posizione stabile nel tempo.Consapevoli che questo enunciato possa generare qualche dubbio, crediamo sia utile aprire una parentesi sul concetto di sostenibilità e sulle motivazioni alla base del suo accostamento alla leadership.

L’importanza di promuovere uno sviluppo sostenibile è un’idea che si è fatta strada nel tempo, come principio guida per la salvaguardia ambientale. Tracce di questo pensiero si possono ritrovare già negli scritti dei primi economisti, ma è con il rapporto “I limiti della crescita” pubblicato dal Club di Roma nel 1972, che si gettano le  basi per il concetto di sviluppo sostenibile. Definizione che compare ufficialmente per la prima volta in un documento della Commissione Mondiale per l’Ambiente nel 1987 (Rapporto Bruntland): “lo sviluppo che soddisfa le necessità del presente, senza compromettere la capacità delle prossime generazioni di fare lo stesso”. Da un’analisi più approfondita di quel documento emerge un’idea di sostenibilità che vede i sistemi ambientali, economici e sociali come profondamente interconnessi.

L’idea di sostenibilità ha permeato in questi ultimi anni settori sempre più ampi della popolazione, e se è vero che, sull’onda delle politiche green, il primo pensiero va alle implicazioni di natura ambientale ed economica, è proprio nella direzione degli aspetti sociali che dobbiamo guardare per scoprire una nuova dimensione della leadership, perché non può esserci nessun sviluppo sostenibile senza un profondo ripensamento della qualità delle relazioni umane in tutti i contesti sociali e quindi anche nel lavoro. Quando leggiamo che due giovani italiani su tre pensano che occuperanno in futuro una posizione sociale ed economica peggiore rispetto alla precedente generazione (Rapporto Oxfam 2018), ritorna alla mente, come monito, un famoso detto dei nativi americani: “Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo a prestito dai nostri figli. Nostro è il dovere di restituirgliela”. Questo ribaltamento della prospettiva temporale, dove è il futuro che genera il presente, è una delle tante suggestioni che ci possono aiutare a costruire le premesse per un nuovo paradigma della leadership. Per troppo tempo una visione stereotipata della leadership ha puntato a restringere questa competenza alle sole posizioni apicali, un’idea troppo selettiva tesa a cercare di oggettivare questa dimensione nelle caratteristiche ideali del leader, con tutte le implicazioni negative che il “leaderismo”, in quanto ideologia, ha generato. Si legga a riguardo il sempre attuale “Leader, giullari e impostori” di Manfred Kets de Vries.

L’idea di leadership sostenibile vive all’interno di un contesto di responsabilità diffusa, un’etica della responsabilità in grado di permeare l’insieme dell’organizzazione e delle persone coinvolte. In sintonia con una rinnovata sensibilità ecologica che vede un numero sempre maggiore di persone, organizzazioni e istituzioni impegnate nella costruzione di un futuro sostenibile, deve farsi strada un pensiero sistemico, capace di guardare alla natura complessa delle organizzazioni e dei sistemi sociali nei quali siamo coinvolti, per aprirsi a una nuova consapevolezza. Alla base del concetto di sostenibilità c’è la capacità di prosperare in equilibrio nel tempo con l’ambiente circostante. Non è sostenibile una leadership che consuma avidamente risorse (di qualunque tipo) nel presente, senza occuparsi di generare un futuro

Le ragioni che rendono necessario il cambiamento

Il mondo è cambiato, sono cambiate le persone. Trent’anni di formazione sono sufficienti per constatare che abbiamo di fronte a noi persone diverse. E come potrebbe essere altrimenti? È cambiata l’educazione, a scuola come in famiglia, i modelli, a volte apertamente autoritari, sono stati sostituiti da forme che prevedono maggior coinvolgimento e partecipazione, e questo è accaduto in quasi tutti gli ambienti sociali.  La rivoluzione digitale ha cambiato i nostri comportamenti quotidiani in modo sempre più veloce e impressionante. Il concetto di disintermediazione si è fatto strada in moltissimi campi, e azioni che fino a pochi anni fa prevedevano di sottostare a piccole rendite di potere gelosamente conservate, oggi possono essere svolte nella comodità della propria abitazione con un semplice click. A questo riguardo va aggiunto lo straordinario esperimento sociale prodotto da un anno di pandemia, che ha portato milioni di persone a mutare in modo improvviso e radicale i loro comportamenti riguardanti il lavoro, con implicazioni sociali ancora difficilmente calcolabili. Di fatto, smart working o meno, il lavoro da remoto genera una situazione di maggiore autonomia, indipendenza, minore o più difficile controllo. In breve, rapporti più veloci, diretti e simmetrici nelle organizzazioni.

Lo scenario di questa trasformazione, come si vede, è molto ampio, e a chi è abituato ad osservare i mutamenti sociali cercando di attribuire una nuova identità, un significato più profondo, a ciò che accade, non sfugge il delinearsi di un mondo diverso, dove il concetto di “rete” s’impone rispetto ai modelli prevalentemente verticali e gerarchici del passato. Al di là degli effetti, ampiamente dibattuti, sulla natura diversa dei processi di comunicazione caratteristici delle due tipologie di organizzazione, rimando al bel saggio di Albert László Barabási, “Link” sulla “scienza delle reti”, per una maggiore comprensione dei fenomeni emergenti in ambito sociale, economico e ambientale, legati alla loro natura complessa. Certo non basta segnalare questo per illudersi di poter superare di slancio le fortissime resistenze a mantenere inalterate antiche asimmetrie di potere, o pensare  che il mondo disegnato dalle reti sia più giusto e democratico. Permangono ancora oggi fortissime diseguaglianze economiche e sociali, cionondimeno dobbiamo essere capaci di generare un pensiero diverso. Qualunque concetto di leadership dovrà sapersi confrontare con un immaginario che accosta l’idea di potere a una figura forte. Bene, forse l’anno di pandemia è stato capace di mostrarci un’idea più equilibrata ed evoluta di ciò che intendiamo “forte”, perché ci ha messo davanti agli occhi i limiti e la fragilità di un sistema di sviluppo, apparentemente potentissimo, tuttavia incapace di rallentare senza infliggersi ferite difficili da rimarginare.

Le caratteristiche peculiari della leadership sostenibile

Uno sguardo più attento ai processi che sono alla base della vita e della sua evoluzione ci ha aiutato a correggere un quadro per consuetudine troppo sbilanciato sul ruolo delle dinamiche competitive, dimostrandoci che molto spesso è la cooperazione a svolgere un ruolo fondamentale. Coopetition, a proposito, è il neologismo creato per spiegare l’interazione dinamica di queste due forze, nella loro essenza opposte, che ha trovato spazio in ambito economico e nella teoria dei giochi. A partire da queste osservazioni proviamo a delineare gli elementi fondanti, le idee guida che dovrebbero ispirare una leadership, che diviene sostenibile se …

Responsabilità: come abbiamo visto, questa visione della leadership deve potersi muovere all’interno di un contesto di responsabilità diffusa, sentita e avvertita come necessaria a tutti i livelli. Un’etica della responsabilità in grado di permeare l’insieme dell’organizzazione attraverso comportamenti e pratiche di comunicazione coerenti. Non può esistere vera autonomia senza una forte assunzione di responsabilità.  Rimandiamo, per motivi di spazio, alla classica distinzione di Max Weber tra l’etica della convinzione e quella della responsabilità. La prima traccia una netta linea di demarcazione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tende a creare divisioni e conflitti nell’ambito di contesti complessi portatori di culture diverse. La seconda s’interroga sempre sulle conseguenze e lavora nella ricerca della miglior mediazione possibile, ed è quindi, in questa accezione, sostenibile.

Pensiero Sistemico: un pensiero capace di comprendere la complessità, gli aspetti qualitativi che emergono dall’interazione di singole parti  e i processi “non lineari”. Un pensiero capace d’interrogarsi sulle conseguenze nel tempo all’interno di un sistema più ampio: non sempre una soluzione efficace per raggiungere un certo risultato è buona se minaccia l’equilibrio futuro.

Cooperazione vs competizione: ciò che è sostenibile non è mai “un gioco a somma zero”. È necessario abbandonare la logica del “io vinco tu perdi” per abbracciare una reale “dimensione negoziale”, consapevoli dei vincoli d’interdipendenza presenti in una più ampia rete di relazioni. La leadership sostenibile è “un gioco a somma diversa da zero”, opera per allargare il campo delle soluzioni possibili. Win win, sarebbe la sua semplice traduzione, ma attenti a non ridurlo (come purtroppo spesso accade) ad un semplice slogan. 

Comunicazione assertiva: una diversa leadership ha bisogno di una comunicazione diversa. Il concetto di assertività, nella definizione di Libet e Lewinsohn, è una perfetta sintesi di questa qualità:  “L’assertività è la capacità del soggetto di utilizzare in ogni contesto relazionale, modalità di comunicazione che rendano altamente probabili reazioni positive dell’ambiente e annullino o riducano la possibilità di reazioni negative”. La persona che comunica in modo assertivo afferma il suo pensiero e il proprio diritto ad avere uno spazio, riconoscendo a chi ha di fronte lo stesso diritto. Ha una mentalità aperta, estranea agli stereotipi e ai pregiudizi, di chi non si offende e non cova risentimenti. Comunica i propri sentimenti in modo chiaro e diretto, senza per questo diventare minacciosa e aggressiva.

Proattività: contrapposta all’idea di reattività, intesa come la capacità dinamica di reagire, restando tuttavia conseguenti (l’effetto) a qualcosa che è già accaduto. La proattività descrive invece la capacità di assumere l’iniziativa. Attenzione tuttavia a non concepirla, invertendo la logica, come la volontà di chi vuole porsi sempre nella posizione di chi determina gli eventi, rifiutando di fatto il principio d’interdipendenza della visione sistemica. Il modo più efficace per descrivere una mentalità proattiva è: assumersi la responsabilità di influenzare il sistema.

Resilienza: concetto forse un po’ abusato negli ultimi tempi, rappresenta tuttavia un pensiero che ci aiuta a guardare in modo diverso, più dinamico e intelligente, all’idea di forza. Essere resilienti significa disporre di una visione più articolata e complessa, che contempla l’esistenza del limite e la possibilità del fallimento. Affrontare le difficoltà con una mentalità positiva, andare avanti nonostante le crisi, attraverso un percorso che permette la costruzione, anzi la ricostruzione, di un nuovo equilibrio di vita.

Empowerment: idea che nasce e si sviluppa nell’ambito delle battaglie per la conquista dei diritti civili, descrive un processo di crescita, individuale e di gruppo, che punta a far emergere potenzialità latenti attraverso un percorso di consapevolezza e di incremento della propria efficacia. Fare empowerment significa conferire potere, favorire l’autonomia individuale, garantendo nello stesso tempo una cultura orientata alla coesione sociale, alla diversità e all’inclusione.

Transitorietà: la leadership sostenibile è un valore che, nella giusta misura, dovrebbe essere esteso a tutta l’organizzazione, ma chi si trova ad operare in posizioni di maggiore responsabilità, coerentemente al concetto di sostenibilità, dovrebbe essere consapevole dell’aspetto transitorio del proprio ruolo. Coltivare l’idea del limite come miglior antidoto contro le seduzioni del potere. Studi recenti sembrano confermare le ricerche dello psicologo Dacher Keltner, che aveva parlato di “paradosso del potere”, notando come l’esercizio del potere tenda a far perdere nel tempo le doti di empatia che avevano consentito di ottenerlo.

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